Un mese fa stavo cercado di vivere i miei ultimi giorni da erasmus (o forse notti).
Un mese fa stavo vivevo in un altra realtà, un mondo parallelo destinato a morire.
Un mese fa avevo altre prospettive, altri problemi e altri orari... ora convivo con i residui.
Questo era il mio programma:
Un estate passata a viaggiare per l'Italia in compagnia della mia famiglia erasmus, una settimana in compagnia della mia olandesina...
Un estate impeccabile che non esisterà mai.
L'unica variabile che è rimasta presente in questa fottuta espressione...sono io.
Togli l'olandesina, i suoi occhi e la sua pelle.
Togli la settimana con lei.
Togli il viaggio nel sud Italia, Napoli, Sicilia.
Togli la possibilità di incontrare la mia famiglia erasmus.
Togli tutto questo e rimango solo io.
Poi, aggiungi pure uno stage-lavoro inaspettato che spunta dal nulla che ti occupa la settimana, la mente e il futuro.
Un qualcosa che non capisci a fondo e che ti riempie la testa di domande che non trovano risposta.
Poi ci sono vecchi fantasmi che tornano, poi se ne vanno e poi ritornano.
Un weekend al mare diventa impossibile mentre solo un mese fa prendere aerei per chissà dove sembrava sempre e solo una questione di click al computer.
Scusate, ho saltato la narrazione dell'ultimo capitolo erasmus perché doloroso, perché complice della eliminazione di tutte le variabili a cui ero legato e su cui avevo deciso di contare. L'ultimo mese è stato uno shock. Il rientro alla vita reale è stato rapido, rimesso al mio posto duro e ruvido come se non fosse successo niente.
Ma qualcosa è successo, perché me lo ricordo, perché ne ho i segni...perché ne ho le prove.
Foto bizzarre, mappe di città spagnole, un dollaro nel portafogli e un vocabolario olandese...ho tutto il necessario, a mio avviso, per non credermi un pazzo allucinato.