giovedì 13 maggio 2010

Ritorno al blog e incubo decifrato

Un gruppo di amici, persone e conoscenti tutti riuniti per la strada si dirige in un luogo preciso. Io, accompagnato da un uomo ricco e un amico prendiamo la mia vecchia Seat Ibiza (ormai demolita dal fratellino alcuni anni fa) e decidiamo di seguirli, ma rimanendo indietro perdiamo il contatto visivo con le altre auto e decido di prendere una strada in collina. La strada sterrata continua a salire e mentre parlo con il mio amico che sta seduto dietro, la macchina sfreccia veloce per la strada, troppo veloce! È incontrollabile. Ad una curva che dava su un precipizio la macchina va fuori e comincia a cadere. Vedo la morte. Centinaia e centinaia di metri sotto la vettura: il vuoto, poi una fitta foresta di alberi verdi. Nessuno urla, la presenza del mio amico è quasi un ombra all'interno dell'abitacolo ormai e il signore ricco ha disegnata una smorfia di puro terrore, rugosa, bocca spalancata e occhi sgranati. Io guardo il vuoto, sento l'accelerazione della caduta libera che mi schiaccia al sedile e non faccio altro che ripetere:
"Stiamo morendo, stiamo morendo. Scusate non sapevo, non l'ho fatto apposta, stiamo morendo...". Cerco di liberarmi dalle cinture di sicurezza per raggiungere il bagagliaio e avere quel millisecondo di vita in più, o forse nemmeno morire... un ultimo estremo tentativo. Ma poi ormai rassegnato alla morte, apro gli occhi, il cuore che batte a 1000 e un solo pensiero. MA VAFFANCULO!

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